Il quadro normativo preesistente e le nuove professioni ai sensi della Legge 4/2013

La Legge che disciplina le professioni non regolamentate si inserisce in un quadro normativo che divide il mercato in tre parti:

  1. le professioni organizzate in Albi e Collegi (o “collegiate”);
  2. le professioni sanitarie regolamentate (decreto legge del capo provvisorio dello Stato 233/1946 e Dlgs 502/1992 sul servizio sanitario);
  3. le attività commerciali, artigianali e di pubblico esercizio, regolamentate dalle norme sul commercio del Testo Unico di Pubblica Sicurezza.

Con l’entrata in vigore della Legge 4/2013, si ammette di fatto che altre professioni siano previste dal mercato, a condizione che le attività ad esse afferenti siano svolte con l’intervento di opera intellettuale (o con il concorso di essa), indipendentemente dall’uso di tecniche e/o attività materiali correlate. Con tali disposizioni:

  1. è offerta maggiore tutela ai consumatori, i quali potranno avere maggiori garanzie circa la riconoscibilità delle competenze dei professionisti;
  2. sono offerte (benché in molti casi ciò sia decisamente paradossale) maggiore garanzie alle professioni protette che potranno invocare l’art. 348 cpp per segnalare e far sanzionare l’eventuale esercizio abusivo di professione.

Occorre in proposito, occorre fare alcune semplici considerazioni.

  1. Il momento storico di attenzione a quanto accade nel mercato delle nuove professioni ha portato le professioni ordinistiche a richiedere (ed ottenere in Aprile 2014), per il tramite delle forze politiche su cui esercitano pressioni, una revisione dell’art. 348 cpp. Nella bozza di proposta sono previsti inasprimenti di pene fino a due anni di reclusione e 50.000 euro di multa per esercizio abusivo di professione e, quando la notizia sarà di dominio pubblico, si risveglierà necessariamente l'attenzione e l’interesse delle professioni collegiate rispetto alle "terre di confine" tra la professioni protette e le altre, fino ad ora non avvertite come minacciose poiché non normate. Mai come adesso si parlerà di possibili sovrapposizioni e si farà un uso smodato del codice penale.
  2. Per prevenire, dunque, l’invocazione selvaggia dell’art. 348 cpp da parte delle professioni collegiate, per le nuove professioni non esiste altra soluzione che “avere una norma tecnica UNI” (a cui rimanda la Legge 4/2013 per l’autoregolamentazione volontaria delle diverse categorie professionali) a cui richiamarsi per l’esercizio dei propri diritti e delle proprie pratiche.
  3. Alla luce di quanto esposto, ne deriva che la volontarietà delle norme emanate dall’UNI (Ente di Unificazione Normativa), di concerto con gli stakeholders dei vari settori interessati, è puramente fittizia, poiché, da una parte, è l’unico sistema che detta i criteri per la Certifcazione dei professionisti (che, a sua volta, determina il criterio di trasparenza, conoscibilità e riconoscibilità – in termini di garanzie su competenze, conoscenze e abilità – degli stessi), dall’altra, stabilisce nettamente il “raggio dell’azione” di una data professione che, in questo modo, può difendersi da attacchi da codice penale per invasione indebita di ambiti professionali riservati.

 

 

 

 

 

 

 

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