Disciplina in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi

Dopo trent’anni d’attesa, arriva la Legge che disciplina le professioni senza albo. Parte da qui la nuova era del mercato del lavoro e delle professioni, poiché almeno due milioni di operatori in tutta Italia tra naturopati, fotografi, arteterapeuti, operatori shatsu,  bibliotecari, yogi, dule, tributaristi, consulenti fiscali, counsellor, coach, archeologi, fisici medici, tecnici di apparecchiature elettromedicali,  interpreti, informatici, grafologi, mediatori familiari, animatori, comunicatori, controllori di gestione, chinesiologi, webmaster, oftalmologi, optormetristi, osteopati, massiofiosioterapisti, pedagogisti e molto altri ancora hanno salutato lo storico traguardo, a lungo atteso e definitivamente raggiunto il 14 Gennaio 2013, con l’approvazione della Legge n. 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi).
Si tratta di una legge che lascia ampi margini di libertà agli operatori, visto che, a chi svolge una professione al di fuori di ordini o albi, di fatto con questa legge non viene imposto nulla. Essa, tuttavia, pone le basi e le condizioni affinché i nuovi professionisti possano accreditarsi a livello qualitativo sul mercato, secondo regole note e condivise. Anche se restano molte perplessità sulla corretta interpretazione della legge e delle implicazioni collegate alle norme tecniche che, in esecuzione della stessa, verranno emanate dall’UNI (Ente Nazionale di Unificazione Normativa Volontaria), e che derivano dal rischio di sovrapposizione con le professioni ordinistiche. A livello formale, il varo di una legge senza precedenti dà una sorta di tacito riconoscimento, anche se occorre precisare che si tratta, sul piano sostanziale, di una disciplina che induce i settori non regolamentati a dichiararsi e ad autoregolamentarsi.

Rischi a parte, la Legge 4/2013 introduce delle importanti novità di cui il mercato è chiamato ad avvantaggiarsi:

  1. con la richiesta di trasparenza circa la preparazione degli operatori, demandata alle associazioni private che hanno il compito di controllare la formazione e l’aggiornamento degli stessi, pone l’accento sulla tutela dell’utenza, elemento accertabile con il diradarsi della nebbia che avvolge da sempre le professioni non ordinistiche;
  2. assegna, per la prima volta, un ruolo fondamentale ai siti web che devono essere organizzati in modo da fornire informazioni chiare e verificabili ai consumatori;
  3. avvia il confronto nel libero mercato tra le professioni ordinistiche e quelle non ordinistiche confinante con esse (si pensi a psicologi e counselor o a commercialisti e tributaristi);
  4. sul piano istituzione, demanda al MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) il compito d’informare circa l’uscita di Norme Tecniche UNI ed ammette l’accreditamento di associazioni private per le varie categorie che rispondano ai requisiti da quelle stabiliti;
  5. ammette la certificazione delle competenze, ad opera di certificatori di terza parte accreditati ad Accredia, l’organismo italiano unico che certifica i certificatori, nei termini del quadro europeo EQF (European Qualification Framework), adottato in Italia con il Decreto 13/2013.

Tutte novità che, in previsione delle circa 500.000 nuove partite IVA che saranno aperte nei prossimi anni e dell’incremento del tasso d’incidenza del mercato della formazione sul PIL, meritano approfondimenti accurati.

Scarica la legge 4/2013

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