Albi, associazioni professionali e associazioni dei nuovi professionisti

Nello stesso rapporto in cui sono le professioni collegiate e quelle libero e non regolamentate sono gli Albi e le nuove Associazioni professionali.
Queste ultime hanno facoltà di richiedere all’UNI, Ente Nazionale di Unificazione Normativa, l’apertura di tavoli tecnici tematici (qualora siano rispettati i requisiti di base, come l’interesse diffuso, la territorialità e la ricaduta in termini “di economia e di impresa” della professione in questione) con l’obiettivo di stilare norme volontarie che spieghino chiaramente a cosa serva una data professione, quali caratteristiche debba avere, i requisiti richiesti per poterla esercitare, la disciplina interna (adozione di codici di condotta e monitoraggio della formazione continua degli aderenti) e le buone prassi da adottare. Una volta ottenuta la norma tecnica, le associazioni entrano sotto la vigilanza del MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico), nel cui registro pubblico le stesse associazioni sono ammesse a richiedere l’iscrizione.
Tutte le sanzioni per le invasioni degli ambiti in cui opera una professione protetta sono regolate dalla legge 206/2005 (Codice del commercio, per le categorie rappresentate da associazioni) e dall’art. 348 cpp (esercizio abusivo di professione, per le attività professionali regolati da Albi o Collegi). Tali normative puniscono le pratiche commerciali scorrete e ciò aiuta a comprendere come le nuove attività si collochino in un regime di tutela del consumatore, più che in un regime di tutela e regolamentazione delle nuove professione. Molti sono, infatti, i punti di contatto con le attività “collegiate”: basti pensare alle linee di confine tra counsellor e psicologi, tra tributaristi e consulenti del lavoro, tra consulenti stragiudiziali e avvocati, tra optometristi e oculisti, solo per citare alcuni esempi eclatanti. Poco importerà, inoltre, se siano appurate tali indebite sovrapposizioni (ancorché realizzate in maniera organizzata e continuativa), la misura del compenso (dato che vi può essere attività irregolare anche se prestata gratuitamente) o se vi sia il consenso del fruitore privato (dal momento che la pratica professionale scorretta può essere accertata anche in presenza di compiacenza da parte del destinatario).
Ecco, dunque, la funzione delle Norme Tecniche UNI: circoscrivere dettagliatamente il raggio d’azione di ogni nuova professione, organizzata in associazioni di primo o secondo livello (operanti in proprio conto le prime, come le federazioni e confederazioni le seconde) per non ingenerare confusione nell’utenza ed a cui viene riservato lo spazio lasciato libero dalle professioni protette.
Su queste basi, la Legge 4/2013 è il lasciapassare per “inventarsi” nuove professioni, come si augurano il Legislatore e, soprattutto, i consumatori, a condizione che non vengano toccati gli ambiti riservati per legge ad altri operatori.

Le nuove associazioni
La Legge 4/2013 e tutta nuova normativa collegata alle «professioni non organizzate» ruotano intorno alle associazioni dei nuovi professionisti. Esse vengono definite come soggetti privati a carattere volontario, senza il potere di rappresentare in via esclusiva una data professione. Nascono per valorizzare le competenze degli associati, diffondere il rispetto delle regole deontologiche e facilitare la scelta degli utenti, in un’ottica di rispetto delle regole di concorrenza. Ad esse compete la promozione della formazione permanente dei propri aderenti, la vigilanza sulla condotta professionale di ciascuno di essi (inclusa l'irrogazione di sanzioni per eventuali violazioni), l’istituzione di sportelli di informazione e di risoluzione delle controversie a beneficio dei consumatori, la definizione e il rilascio agli iscritti di marchi di qualità e di attestazione di conformità e professionalità. Le associazioni, infine, possono collaborare alla redazione di norme tecniche UNI e promuovere la costituzione di organismi di certificazione nei settori di competenza (o di avvalersi di organismi di certificazione esistenti). Tutte peculiarità che hanno lo scopo, nelle intenzioni del Legislatore, a ridurre il gap informativo tra consumatore, specie se culturalmente non attrezzato, e il professionista.
Infine, dettaglio tutt’altro che irrilevante, alle associazioni è lasciata la libertà costruire dei propri standard qualitativi e regole deontologiche, dalla cui osservanza dipende l’ammissione dei professionisti e la permanenza nel tempo di tale qualità di iscritto. Ma sia chiaro che, anche in questo in caso, siamo di fronte ad un provvedimento di tutela del cliente: se, infatti, l’iscritto all’associazione (e il possesso dei requisiti qualitativi che gliene attribuisce il diritto) risponda ai requisiti di qualità divulgati dall’associazione, è accertabile attraverso una corretta comunicazione sul web di elenchi pubblici e trasparenti o con il possesso dei singoli professionisti di marchi di qualità (leggi: conformità con nome tecniche UNI) rilasciati da Certificatori di terza parte accreditati ad Accredia.  Solo in questo modo è dimostrabile, nell’interesse dell’utenza, per l’appunto, se sia soddisfatto un insieme minimo di requisiti qualitativi.

La formazione e il controllo sono le garanzie per i nuovi Professionisti in un sistema basato sulla trasparenza
Riepilogando, le associazioni ai sensi della Legge 4/2013, come ampiamente detto, si impegnano, dunque, a promuovere la formazione permanente, a verificare la condotta degli associati, a stabilire il sistema delle sanzioni per le violazioni acccertate, a definire e rilasciare agli iscritti marchi di qualità, con attestazione di professionalità e a valorizzare le competenze degli associati. Ogni associazione può avere un proprio standard qualitativo e proprie regole deontologiche e può promuovere la costituzione di organismi di certificazione nei settori di competenza. Tuttavia, l'iscrizione da parte di un professionista è puramente volontaria e mai coercitiva. E solo l'impegno a mantenere gli standard autonomamente prefissati diventa la qualità distintiva che può indurre i professionisti a chiedere l’iscrizione. Con la Legge 4/ 2013 e le conseguenti Norme Tecniche UNI, diventa ancor più necessario che un siffatto sistema di qualità venga rispettato, soprattutto per via dei controlli che, su tale sistema, saranno effettuali dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), ma anche per via del fatto che, a differenza del modello degli ordini professionali tradizionali, il nuovo modello associativo presenta una nuova prospettiva basata sulla pluralità degli enti e sulla mancanza di obbligo di iscrizione.
In ultimo (ma non ultimo), alle associazioni, sulle quali incomberanno controlli di diverso genere, anche di carattere amministrativo, è fatto esplicito appello alla trasparenza e all'accessibilità delle informazioni pubblicate sui siti web istituzionali: ciascuna di esse deve comunicare l’atto costitutivo e il proprio statuto, la composizione degli organismi costitutivi, la struttura dell’associazione a livello organizzativo, le attività professionali a cui l’associazione fa riferimento e i requisiti necessari per aderire all’associazione. Nel caso in cui, inoltre, iscriversi all’associazione abbia il valore di attestato di qualità, è necessario rendere noti le sedi dell’associazione a livello nazionale, il possesso di un sistema di certificazione di qualità, l'elenco degli iscritti, il codice di condotta e l'organizzazione dellaa struttura tecnico-scientifica per la formazione permanente.

Le informazioni che le associazioni sono tenute a dare sui propri siti web 
Per l'imprescindibile principio della trasparenza, l’associazione deve comunicare:

  1. atto costitutivo e statuto;
  2. precisa identificazione delle attività professionali cui l’associazione si riferisce;
  3. composizione degli organismi deliberativi e titolari delle cariche sociali;
  4. struttura organizzativa dell’associazione;
  5. requisiti per l'adesione e la partecipazione all’associazione (titoli di studio relativi alle attività professionali dell’associazione, obbligo degli appartenenti di svolgere l’aggiornamento professionale costante, predisposizione di strumenti idonei ad accertare l’effettivo assolvimento di tale obbligo, indicazione della quota associativa annuale da versare; 
  6. assenza di scopo di lucro.

Uso del marchio dell'associazione
Se l’iscrizione all’associazione vale quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi, è obbligatorio che l'associazione renda noti:

  1. l codice di condotta, comprese le sanzioni e l'identità dell'organo disciplinare preposto;
  2. l’elenco nominativo, aggiornato annualmente, degli iscritti;
  3. l'elenco delle sedi dell’associazione sul territorio nazionale (in almeno tre regioni);
  4. la presenza di una struttura tecnico-scientifica (ad esempio, un Comitato Scientifico) dedicata alla formazione permanente;
  5. l’eventuale possesso di un sistema certificato di qualità (ad esempio, un sistema di certificazione che attesti la conformità con norme tecniche UNI);
  6. le garanzie attivate a tutela dei consumatori (presenza, recapiti e modalità di accesso allo sportello reclami.

 

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